Birdman recensione di un capolavoro

Noi della redazione di demimovie.it siamo andati a vedere Birdman e forse sarà stato il prematuro gelato mangiato pochi minuti prima dell’inizio del film tra le belle ma fredde vie del centro, o forse sarà stato questo effetto artificiale ma ben riuscito del pianosequenza, però solo dopo 5 minuti mi è venuta voglia di scappare fuori dall’uscita di sicurezza più vicina.

Superata la nausea iniziale, si viene rapiti e catapultati all’interno del camerino di questo attore insicuro e allucinato dai mostri del suo passato, pronto a rinunciare ai legami più stretti della sua vita pur di ottenere un riscatto professionale.
Ossessionato dalla fama del personaggio interpretato molto tempo prima, Birdman, al punto da farlo diventare una presenza costante della sua vita e costringendolo a fare delle scelte estreme, il nostro protagonista, Riggan Thomson (Michael Keaton), decide di dimostrare tutto il suo talento sul palconscenico più difficile per un attore, quello del teatro; per alzare ancora un pò il tiro, il protagonista decide di sceneggiare, dirigere e interpretare un romanzo di Raymond Carver, scrittore molto sofisticato e di difficile comprensione.

La location scelta è perfetta, lo splendido St. James, un vero teatro di Brodway, nel centro di Time Square anima pulsante della cultura teatrale del paese e snob nei confronti della commercialissima e superficiale Hollywood.
Il film è un continuo pugno allo stomaco, con diversi colpi di scena dovuti anche all’entrata nel cast di Mike Shiner(Edward Norton) che interpreta un attore/filosofo sopra le righe che stravolgerà le vite di tutti; per stemperare la tensione il regista Alejandro González Iñárritu ha giustamente deciso di inserire nell’opera delle scene buffe in cui si ride anche con la platea del teatro che a volte si guarda con gli stessi occhi degli attori.

La pellicola ha un fine molto ambizioso, quello di denunciare diversi temi che forse affliggono il regista, tipo la terrificante deriva cinematografica che identifica una società in cui gli effetti speciali e i supereroi sono le uniche cose che un pubblico mentalmente pigro si aspetta da un film, che la fama può essere anche opprimente, che ormai viviamo in un mondo parallelo in cui se non sei presente all’interno di un social network non sei nessuno nella vita reale come sottolinea la figlia del protagonista Sam Thomson(Emma Stone), che la vita degli attori a volte può essere poco edificante come realizza Lesley(Naomi Watts), che alcuni agenti possono non avere scrupoli come Jake(Zach Galifianakis) e che anteponiamo la carriera e la professione alla nostra famiglia e alla nostra vita.

La regia è a dir poco perfetta, il montaggio è un capolavoro, la fotografia studiata nei minimi particolari al punto che alcune immagini ti rimangono stampate in testa per molti giorni ma il coup de théâtre, per rimanere in tema, è la continua presenza di una traccia audio per tutta la durata del film, in ogni ambiente c’è un rumore che identifica quello spazio creando così un’unione mentale tra lo spazio e il suono, nel camerino c’è il ticchettio di una sveglia nel sottoscala c’è un ronzio dei generatori e un batterista jazz molto bravo accompagna tutti i momenti del film aumentando e diminuendo a secondo dell’intensità della scena, legando tutto il film e restituendo una sensaziozione di ropso ingoiato vivo che salta nello stomaco.